Conosciuto per il suo stile raffinato e per la capacità di raccontare la cucina con autenticità e passione, Stefano Cavada è uno dei food creator italiani più amati. Originario dell’Alto Adige, ha saputo conquistare il pubblico con ricette semplici ma eleganti, una comunicazione sempre sincera e una cura minuziosa per ogni dettaglio. In questa intervista ci accompagna in un viaggio tra passioni personali, aneddoti curiosi e sapori autentici — con un ruolo speciale per il Prosciutto di San Daniele, che diventa metafora di emozione, convivialità e scoperta.
Ciao! Prima di tutto, raccontaci un po’ di te. Chi sei al di fuori del mondo dei social?
Sono una persona creativa, curiosa e anche molto precisa. Ho dei promemoria attivi sul telefono per qualsiasi cosa: cambiare il filtro della fontanella dei miei gatti, mettere l’antiparassitario, concimare le piante. E tengo anche un libricino dove mi appunto tutte le cose che faccio per capire con che cadenza le ho fatte.
Hai un hobby o un interesse che forse non tutti conoscono?
Ultimamente mi sono appassionato alla potatura delle piante e degli alberi da frutto. Non l’avevo mai fatto prima e non ne capivo nulla, ma ora è una vera passione. È legata a un progetto che sto sviluppando, ma è anche qualcosa che ho sempre voluto imparare. Ora quando vedo un ciliegio o un limone, li guardo con occhi diversi.
C’è un aneddoto divertente o significativo che ti è capitato grazie alla tua carriera di creator?
Una delle cose più belle è successa durante una presentazione di un mio libro, vicino al periodo natalizio. È arrivata una ragazza con sua mamma da molto lontano, solo per incontrarmi. Mi ha portato una confezione di biscotti fatti in casa. È stato un gesto semplice ma davvero speciale, che mi ha colpito molto.
Raccontaci un particolare ricordo, una sensazione o un fatto legato al San Daniele.
La prima volta che sono stato a San Daniele ho ricevuto una bellissima accoglienza. Ricordo perfettamente il momento in cui ho visto per la prima volta un tagliatore affettare a mano il Prosciutto di San Daniele. Non l’avevo mai assaggiato così: appena affettato, a mano. È stato sorprendente, un sapore autentico che non avevo mai provato prima.
Se il Prosciutto di San Daniele fosse la colonna sonora della tua vita, quale canzone sarebbe?
Moon River. È una canzone che ti conquista, che ti rimane impressa, che ti fa emozionare e ricordare momenti speciali della vita. Può essere anche molto romantica, proprio come certi sapori.
C’è un momento della giornata o dell’anno in cui preferisci goderti il Prosciutto di San Daniele?
Senza dubbio l’aperitivo. È il mio momento preferito per gustarlo. Bastano un tagliere di San Daniele, un buon drink – magari un calice di vino o un gin tonic – e un po’ di musica in sottofondo. Non serve altro.
Qual è il tuo abbinamento preferito quando gusti il Prosciutto di San Daniele?
Lo amo con la mela, in particolare la mela golden. È un richiamo alle mie origini altoatesine, cresciuto tra i meleti. La dolcezza della mela si sposa perfettamente con l’equilibrio di gusto del Prosciutto di San Daniele, e la croccantezza aggiunge quel tocco in più.
Se potessi mangiare il Prosciutto di San Daniele con una persona famosa (del presente o del passato), chi sceglieresti e perché?
Sceglierei Anna Marchesini. Mi piacerebbe vedere come riuscirebbe a interpretare questo prodotto in chiave comica, magari inventandosi uno sketch. E poi gustarlo con genuine risate sarebbe il massimo.
Come descriveresti il Prosciutto di San Daniele a qualcuno che non l’ha mai provato?
È un’esperienza unica. Ti conquista, ma allo stesso tempo riesce sempre a sorprenderti. Ogni fetta, ogni abbinamento, ogni occasione in cui lo gusti lo fa scoprire in modo nuovo. E ti fa capire tutta la passione, la dedizione e il lavoro che c’è dietro. È una vera eccellenza italiana.